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Un
grazie nello spazio e nel tempo |
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Su
nel cielo... |
La
devozione... |
...nei
ricordi... |
L'incoronazione... |
...il
significato... |
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SU
NEL CIELO MA PIENAMENTE TRA DI NOI |
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La
comunità belpassese celebra Maria SS.ma delle Grazie Assunta
in cielo.
“Assunta
alla gloria del cielo,
accompagna
con materno amore la Chiesa
e
la protegge nel cammino verso la patria,
fino
al giorno glorioso del Signore”
Queste
parole prese dalla liturgia compendiano la spiritualità del
doppio titolo con cui Maria SS.ma è venerata e celebrata a
Belpasso il 15 Agosto di ogni anno da quasi mezzo millennio:
“Madonna delle Grazie Assunta in cielo”.
Contemplando
Maria sotto questa duplice prerogativa dove i due elementi si
completano a vicenda, una rilevante fetta della comunità
ecclesiale Belpassese si prepara alla solennità del 15 Agosto
con quindici giorni vissuti in chiave devozionale, meditativa,
celebrativa della propria vicenda umana e cristiana.
Non
ci sembra azzardato accostare quest’itinerario spirituale a
quella che nella liturgia bizantina è chiamata la “piccola
quaresima della vergine”.
A
piedi scalzi da casa o con più consueti mezzi; dalla mattina
presto fino a le prime ore della notte è un vai e vieni di
fedeli devoti…figli che cercano un incontro con un volto di
Madre.
Per
alcuni è anche solo questione di minuti, per sciogliere un
voto, per la parte prevalente c’è il rimanere per un
momento liturgico da condividere con i fratelli al mattino o
di sera. Risuonano, le “Ave Maria” del Rosario e poi le
strofe della “Quindicina” che sintetizzano nel numero
richiamato dal titolo stesso le vicende salienti di quel
cammino di assimilazione che Maria ha percorso contemplando il
volto del Figlio ora in fasce, ora sofferente, infine
glorioso; poi c’è la Celebrazione Eucaristica.
La
“Quindicina” non è solo questione di rime; la sapienza di
una comunità desiderosa di far parlare la propria devozione
verso Maria con le parole usate da Dio stesso quando la
contemplò creandola, ha portato sotto la guida di un attento
pastore ad una “prefazione biblica” ad ogni strofa di
questa coroncina, concludendola poi con un respiro più
universale attraverso “l’Ave Maris Stella”.
Arrivano,
non senza fatica e sacrificio per tanti, i giorni che
consacrano ”la Pasqua della Vergine” e anche qui possono
essere segnalati momenti celebrativi dalla carica spirituale e
simbolica.
E’
la notte della veglia che vede i fedeli riuniti nella piazza
prospiciente la chiesa parrocchiale che altrimenti non
basterebbe più a riceverli.
Si
percepisce bene dal canto dell’Exultet mariano, dal
susseguirsi delle letture, dei salmi, che Il Padre ha
“pensato” la resurrezione di Cristo come primizia e Maria
come frutto eccelso di una redenzione destinata a tutti.
Alcune
famiglie sono state designate per portare l’olio che
alimenterà la lampada della prudenza e della fedeltà di
Maria e nostra.
Queste
famiglie nel corso dei mesi di Giugno e Luglio hanno già
trasformato le loro abitazioni in vere e proprie “Case della
Chiesa”, in sedi di una tappa della Visitatio Mariae con
momenti di preghiera, visita del parroco e poi serata di
meditazione sulla Parola di Dio e l’ultimo giorno
Celebrazione Eucaristica con tutto il vicinato.
Nella
notte del “volo” di Maria verso il cielo il quartiere
s’illumina di fiaccole accese all’unico cero pasquale
della chiesa e dopo la recita dell’atto di affidamento alla
Madonna guidata in filodiffusione il suono delle campane di
mezzanotte dà la buona notte. In ogni casa, in quella notte sì
“sogna” il paradiso.
Il
quindici la Madre apre le porte del suo cuore alle tante
invocazioni e testimonianze di gratitudine che a sua volta
depone con i figli nella patena e nel calice per donare
definitivamente la Grazia a quanti devono ancora camminare
tanto sulle strade di questo mondo.
Ed
è lei stessa che si mette in cammino con i figli (la statua
n’è solo un visibile richiamo), per le strade del paese
presiedendo alla recita dei misteri gloriosi del rosario dopo
la Messa vespertina celebrata all’aperto.
La
preghiera sarà sostenuta da quest’anno dalla presenza di
grandi tele che raffigurano i misteri contemplati.
Ma
non è ancora finita, Il sedici sera si celebra e si cammina
ancora con Maria lungo un percorso meditativo e orante
disseminato di stazioni biblico – mariane raffigurate
artisticamente dall’estro creativo dei quartieristi.
Il
giorno dell’ottava, durante la celebrazione solenne si
verifica la riuscita della festa sul piano dell’attuazione
del tema pastorale che ci si era prefissati di attuare mentre
la comunità parrocchiale di S. Antonio Abate che promuove la
festa, si prepara già a ricominciare un nuovo anno pastorale.
Sac.
Alfio Giovanni Privitera
parroco
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LA
DEVOZIONE ALLA MADONNA ABBRACCIA TUTTA LA STORIA DI BELPASSO |
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Dall'antica
Malpasso, alla seconda guerra mondiale, fino ai nostri giorni,
un
percorso di fede ininterrotto.
Sorgeva
Malpasso, tra i boschi dell'Etna, a qualche chilometro a
sud-ovest di Mompileri. La
fertilità della terra, la salubrità del clima e l'amenità
dei luoghi, che favorivano la preghiera e la contemplazione,
avevano incoraggiato gran parte degli abitanti a concentrarsi
in quel sito. Lì affondano le radici del culto alla Madonna
delle Grazie. Lì la nascita dell'omonima chiesa. Lì la
realizzazione della pregiata statua ancor oggi gelosamente
custodita.
Per
poter ben comprendere l'origine di questa devozione
plurisecolare, bisogna cominciare a guardare gli eventi con
gli occhi della fede, con la certezza che Dio ha agito e
continua ad agire "Nella storia e attraverso la
storia".
Nel
maggio del 1537, dopo un susseguirsi di tremori e
spaventevoli fragori, l'Etna aprì i suoi fianchi presso il
monte detto "dello Sparviere", e la materia eruttata
fu così tanta che percorse in pochi giorni oltre quindici
miglia, devastando tutto ciò che incontrava lungo il rapido
cammino. Il fiume di fuoco si dirigeva verso la periferia nord
del paese, nella zona di S. Antonio, Li Billei, Mompileri,
Nicolosi. La popolazione, prospettandosi quest’immane
catastrofe, implorava Dio con orazioni e suppliche, perché li
liberasse dai propri peccati, e a Lui si rivolgeva per
intercessione della Madonna della Grazia. Poi, all'improvviso,
il prodigio. La Madonna intercede per salvare i suoi figli. La
lava si fermò a pochi passi da Malpasso.
Il fuoco si appoggiò al muro di tramontana della
chiesa della "Annunziata Maria" di Mompileri, senza
procedere oltre.
I
nostri avi si sentirono protetti dalla Madonna della Grazia,
videro in Lei la "Vergine potente", e la loro
gratitudine diede inizio ad una vera e sentita devozione,
giunta fino ai giorni nostri.
Nel
mese di agosto dello stesso anno, i cittadini di Malpasso, a
motivo di ringraziamento, decisero di costruire una nuova
chiesa denominata "Santa Maria della Grazia".
Scelsero il luogo, si adoperarono per reperire i fondi e,
superando ogni difficoltà, ne iniziarono la costruzione. In
poco tempo la chiesa fu completata e aperta al culto, animata
e sostenuta dalla profonda spiritualità mariana di una
confraternita detta appunto "della Madonna della
Grazia". Sull'altare maggiore fu collocata una maestosa
statua della Vergine SS., di fattura gaginiana.
La
devastante eruzione del 1669 investì e distrusse anche
Malpasso che, nel giro di poche ore, fu ridotto ad un’enorme
distesa lavica: sepolte le case, le chiese, i campi
verdeggianti. Bisognava adesso fuggire verso un futuro
incerto, bisognava cercare altrove il luogo da dove
ricominciare; ricominciare a costruire, a sperare, a vivere.
I
devoti della Madonna della Grazia, con il cuore pieno di
amarezza per quello che avevano perduto, ma sorretti da una
profonda religiosità, non poterono proteggere tutti i loro
beni personali, ma salvarono la statua gaginiana della Madonna
della Grazia e il portale in pietra lavica della chiesa.
Non
molto tempo dopo a Fenicia Moncada, vicino Valcorrente, iniziò
la ricostruzione delle case e delle chiese. Quella di S.
Antonio Abate diventò una cosa sola con la chiesa Santa Maria
della Grazia di Malpasso.
Le due comunità, unite, condivisero i beni, ma
soprattutto il ricchissimo patrimonio culturale e spirituale,
l'esperienza di fede e la pietà mariana.
La statua della Madonna fu collocata sull'altare e per
tutti era segno di sicurezza, protezione, aggregazione. Anche
il portale in pietra lavica fu reimpiantato nella facciata
della nuova chiesa, ed era per tutti il segno tangibile
dell'avvenuta unione.
Grazie
all'azione della Confraternita della Madonna della Grazia, la
devozione andava sviluppandosi. I devoti erano avviati alla
preghiera e guidati a trarre dalla figura di Maria gli
insegnamenti per una vita cristiana sempre più autentica.
Nel
1693 il terremoto, che interessò la Sicilia orientale, rase
quasi completamente al suolo le case e le chiese di Fenicia
Moncada. I cittadini,
dopo un tempo di scoraggiamento e di sconforto, decisero di
ricostruire altrove. La voglia di vivere, la fede in Dio, la
devozione alla Madonna ridiedero vigore, ritemprarono le
forze, rinvigorirono la speranza.
Si
iniziò il nuovo centro alcuni chilometri a nord di Fenicia,
ed in senso augurale fu denominato Belpasso. Lì la prima
chiesa ad essere ultimata fu proprio quella di S. Antonio
Abate. Nella facciata fu incastonato l'antico portale e la
statua della Madonna fu degnamente collocata nella cappella
della nuova chiesa. La pietà mariana, anche per l'azione
della confraternita, riprese vigore ed era così forte da
coinvolgere il quartiere irradiandosi in tutta la comunità
cittadina.
Col
trascorrere dei decenni, si arriverà ai giorni bui della
guerra. Il 6 agosto 1943, un carro armato tedesco si inceppò
misteriosamente in Via IV Traversa, a pochissima distanza
dalla chiesa, la stessa chiesa dove si celebrava la
tradizionale "Quindicina" alla Madonna delle Grazie;
la comunità vide in quell'avvenimento un'ulteriore
manifestazione della presenza e della protezione della Madre.
In segno di ringraziamento, il 15 Agosto, giorno centrale dei
festeggiamenti, si svolse per le vie cittadine una processione
che, a dire degli anziani che ne furono testimoni oculari, non
aveva avuto precedenti. Uomini e donne, giovani e adulti,
tutti seguivano il simulacro della Vergine SS. per le vie di
Belpasso e con il cuore ricolmo di gioia esprimevano con canti
e preghiere la loro gratitudine.
Da
quella data tanti altri eventi, tante altre pagine di storia
sono state scritte indelebilmente nel cuore dei belpassesi.
Sono pagine di gratitudine per tutti quelli che hanno ottenuto
grazie su grazie, pagine di speranza per quanti ieri hanno
atteso e oggi attendono il compimento delle loro attese,
pagine di fiducia per coloro che alla Madre hanno affidato e
continuano ad affidare se stessi, i propri cari, la propria
storia.
Angelo
Pellegrino
docente
di religione
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LA
FESTA NEI RICORDI E NELLE TESTIMONIANZE DI CHI L'HA VISSUTA E
LA VIVE |
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La
festa della Madonna delle Grazie, segue una tradizione molto
antica.
I
ricordi più lontani che ci sono tramandati da persone che
abbiamo intervistato, risalgono agli anni Trenta. Già
d’allora vi era un’intensa devozione verso la Vergine
delle Grazie, espressa dalla popolazione belpassese.
Allora
come oggi, i giorni che vanno dal 31 Luglio al 14 Agosto,
chiamati tradizionalmente “quindicina”, sono animati da
particolari momenti di preghiera, i quali hanno subito delle
mutazioni con il passar degli anni. Infatti, anticamente si
recitavano un certo numero di Ave Maria e Padre Nostro, che
aumentavano con il trascorrere dei giorni. Un cartello, che
indicava il numero di preghiere da recitare, era affisso alla
porta della chiesa, la quale rimaneva aperta per accogliere i
suoi devoti fino a tarda ora. Tantissimi erano i fedeli che si
recavano in chiesa a piedi scalzi e indossavano il cosiddetto
“Vutu”, un abito di color azzurro con una cinta bianca,
che richiamava i colori del manto della Madonna e in questo
modo ringraziavano la Vergine per una grazia ricevuta o per
chiederne una.
La
festa raggiungeva il suo culmine il 15 d’Agosto, quando il
simulacro della Madonna delle Grazie, portato in spalla,
usciva in processione. Il corteo seguiva sempre lo stesso
percorso e con gli anni ha esteso il suo tragitto,
raggiungendo a volte, anche l’estremità del paese.
Ad
animare la parte profana della festa erano la corsa dei
cavalli, la pesca sicura organizzata dai ragazzi di Azione
Cattolica, l’esposizione dei carretti siciliani, concerti
che si svolgevano in piazza e favolosi spettacoli pirotecnici.
Tradizione
cui nessun buon belpassese poteva sottrarsi, era la cena del
14 Agosto, durante la quale si consumavano pasti veloci e
pratici quali le acciughe e l’anguria, tradizione che ancora
oggi molte famiglie seguono.
Da
sempre la gente belpassese si rivolge alla Madonna come un
figlio alla propria madre.
In
tanti sono coloro che ringraziano la Vergine Maria per le
grazie a loro concesse, dando testimonianza alla comunità dei
fedeli dell’immenso amore che la nostra Madre Celeste
riserva per i suoi figli.
Il
signor Santo Tomasello racconta che nel 1945 essendo chiamato
alle armi, lasciò a casa la moglie e i tre figli per
imbarcarsi, da Messina, alla volta dell’Africa. Giunto al
porto, trovandosi dirimpetto alla nave che lo avrebbe condotto
lontano dai suoi cari, e dai suoi tre figlioletti, decise di
tentare l’impossibile. Così rischiando la fucilazione si
allontanò dal plotone d’imbarco e si nascose dietro un
muretto fino a quando, giunta la sera, si mise in cammino
verso Belpasso. Era il 1° Agosto quando iniziò un viaggio
irto di insidie e di pericoli, ma riuscì a far ritorno a
casa, proprio nel giorno della festa della Madonna delle
Grazie, quando i fuochi annunciavano alla cittadinanza
l’uscita del simulacro per le vie del paese.
Il
signor Tomasello andò subito a ringraziare la Vergine SS.
donando quelle poche lire che aveva in tasca. Ancora oggi, che
siede su una sedia a rotelle, ogni anno si reca in chiesa per
ringraziare la Madonna.
Nello
stesso periodo don Carmelo Signorello, anche lui partito per
la guerra, si trovava a Nettunia in Liguria. Essendo
preoccupato per i suoi cari, di cui non riceveva notizie da
parecchio tempo, si recò in un santuario dedicato alla
Madonna delle Grazie, e lì pregò la Vergine affinché la sua
famiglia gli inviasse notizie al più presto, ma rendendosi
conto che sarebbe stata una cosa impossibile, perché i suoi
genitori non sapevano il luogo dove si trovasse, perse le
speranze.
Due
giorni dopo il signor Carmelo ricevette su un foglio azzurro,
in una busta bianca, le notizie che tanto desiderava.
La
fede verso la Madonna non si rafforza soltanto chiedendo delle
“grazie”, ma anche accogliendo nella propria casa
l’immagine di Maria.
Questa
è l’esperienza vissuta dalla famiglia Valenti, che circa 50
anni fa ospitò un’icona della Vergine Maria, rendendo la
loro casa luogo di preghiera. Dopo molto tempo, circa quattro
anni fa, la Famiglia Valenti fu nuovamente un centro mariano,
perché ospitò il quadro della MdG durante la Visitatio
Mariae. Anche in questa famiglia sono state tante le grazie
chieste e ottenute, e per ringraziare in modo simbolico la
Madonna, hanno donato al simulacro oggetti a loro cari, così
come tanti altri fedeli.
Nonostante
siano passati molti anni da questi fatti, la festa della MdG
è una tappa molto importante nel cammino di fede di molti
giovani.
Cinzia
Motta ci parla così della sua fede verso la Vergine SS. delle
grazie, difendendola da un contesto sociale che promette
gratificazioni e credendo fortemente che una fede solida sia
fonte di vera gioia; quella fede che cresce in momenti come
quelli della festa e che permette di rialzarci ogni volta che
cediamo, facendo così diventare Maria l’esempio da seguire
e colei che ci prende per mano e ci guida nel nostro cammino.
Mariangela
Signorello e Antonino Rapisarda
Giovanissimi
di Azione Cattolica
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| L'INCORONAZIONE
DELLA MADONNA DELLE GRAZIE |
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Il
senso di un gesto nel contesto delle celebrazioni anniversarie
Da
sempre la comunità belpassese ha sperimentato la presenza
materna della Vergine SS.ma che ha invocato e ancor oggi
invoca con prerogative particolari in ognuno dei suoi
quartieri (Immacolata, Guardia, Salute degl’infermi, Regina
della Pace, Delle Grazie, Della Consolazione…)
In
vero alcune delle immagini mariane più venerate nel paese
hanno seguito la popolazione nel dispiegarsi delle sue vicende
storiche; è proprio il caso del cinquecentesco simulacro
ligneo della Madonna delle Grazie che, realizzato
nell’antica Malpasso è stato trasportato a Valcorrente per
poi essere venerato nell’attuale sito belpassese.
In
modo particolare, gli eventi bellici del 6 Agosto 2003 hanno
costituito una certezza per la gente non solo del quartiere S.
Antonio dove sono accaduti i fatti e proprio nei giorni della
festa della Madonna, ma per tutti i belpassesi: “La Madonna
ci ha protetti, la nostra patrona, S. Lucia ci ha protetti”.
Nel
60° di quei fatti, celebrare insieme con il parroco e la
comunità della Chiesa madre, nei luoghi che videro lo
scampato pericolo di uno scontro armato nel momento in cui il
paese veniva liberato è stato per la nostra comunità
parrocchiale motivo per testimoniare con i gesti più che con
le parole una comunione che si costruisce nel nome del
Signore, con Maria e Lucia, ovvero con la madre e la patrona
di questo paese.
Si
è anche voluto raccogliere il desiderio di tanti fedeli
devoti che da anni auspicavano che il simulacro della Madonna
delle Grazie potesse essere ornato da corone così come
solitamente l’iconografia classica della Madonna mostra.
Così,
a conclusione delle celebrazioni per il 60° degli eventi
della 4 Traversa, dopo aver vissuto indimenticabili momenti di
forte intensità celebrativa con la Vergine SS.ma e con S.
Lucia si realizza questo voto filiale di vedere la Madonna
delle Grazie incoronata.
Questo
avviene nel corso di una solenne concelebrazione presieduta
dal nostro Arcivescovo di ritorno dalla Visita pastorale nella
parrocchia missionaria di Migoli in Africa e proprio nel
giorno in cui ricorda il suo onomastico e il 1° anniversario
dell’ingresso nella nostra Arcidiocesi.
Sac.
Alfio Giovanni Privitera
parroco
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| IL
SIGNIFICATO TEOLOGICO E SPIRITUALE DELL'INCORONAZIONE |
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Dalle
Premesse al rito
dell’incoronazione di un’immagine della B.V.M.
La
santa madre Chiesa non ha mai esitato ad affermare a più
riprese la legittimità del culto prestato alle immagini di
Cristo, della sua Madre e dei santi, e ha spesso ammaestrato i
fedeli sul significato di tale culto.
La
venerazione verso le immagini e della Beata Vergine Maria
viene espressa non di rado ornando il suo capo con una corona
regale. Se poi la Santa Madre di Dio viene effigiata col divin
figlio in braccio, si incoronano tutte e due le immagini.
Nell’azione rituale si incorona prima l’immagine del
Figlio e poi quella della Madre.
La
consuetudine di raffigurare la Beata Vergine Maria ornata di
un diadema regale andò affermandosi sia in Oriente che i
Occidente, fin dai tempi del concilio di Efeso (431). Gli
artisti cristiani dipinsero spesso la gloriosa Madre del
signore assisa su di un trono regale, ornata delle insegne
proprie di una regina e circondata da una schiera di angeli e
di santi. In tali immagini , non di rado viene rappresentato
il divin redentore nell’atto di recingere la Madre di una
corona fulgente.
La
consuetudine di incoronare le immagini della Beata Vergine
Maria venne diffusa in Occidente da pii fedeli religiosi e
laici, specialmente verso la fine del sec. XVI. I Romani
Pontefici non solo assecondarono questa forma di pietà
popolare, ma spesso, o personalmente, o per mano di vescovi da loro
delegati, ornarono di diadema immagini della Vergine Madre di
Dio già insigni per la pubblica venerazione. Con il
progressivo affermarsi di questa consuetudine, venne preparato
un rito per l’incoronazione delle immagini della Beata
Vergine Maria, che nel sec. XIX fu accolto nella liturgia
romana.
Con
questo rito la Chiesa afferma che a buon diritto la Beata
Vergine Maria viene ritenuta regina e come tale invocata; ella
è:
-
Madre
del Figlio di Dio e Re messianico;
Maria infatti è Madre di Cristo,
Verbo incarnato, <<per mezzo di lui sono state
create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla
terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni,
Dominazioni, Principati, Potestà>>; Madre del
Figlio di David del quale l’angelo disse con parole
profetiche: <<sarà grande e sarà chiamato Figlio
dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di
Giacobbe e il suo regno non avrà fine>>; ed
Elisabetta piena di Spirito Santo salutò la Beata Vergine
che portava Cristo in grembo, come <<Madre del
signore>>;
-
Collaboratrice
augusta del redentore; la beata Vergine infatti, quale
nuova Eva, ebbe per eterna disposizione di Dio un compito
rilevante nell’opera della salvezza, con la quale Cristo
Gesù, nuovo Adamo, ci ha redenti e ci ha acquistati non a
prezzo di cose corruttibili come l’argento e l’oro, ma
con il suo sangue prezioso e a fatto di noi un regno per
il nostro Dio;
-
Perfetta
discepola di Cristo; la Vergine di Nazareth, dando il
suo assenso al disegno divino, progredendo nel suo cammino
di fede, ascoltando e custodendo la parola di Dio,
rimanendo fedelmente unita al Figlio fino alla croce,
perseverando con la Chiesa nella preghiera, intensificando
il suo amore verso Dio, meritò in modo eminente la
<<corona di giustizia>>, la <<corona
della vita>>, la <<corona di gloria>>
promessa ai fedeli discepoli di Cristo; e pertanto,
terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta
anima e corpo alla gloria celeste e fu dal signore
esaltata quale regina dell’universo, perché in maggior
pienezza divenisse conforme al Figlio suo, Signore del
signori e vincitore del peccato e della morte;
-
Membro
sovreminente della Chiesa; è infatti serva del
Signore, coronamento dell’antico Israele e inizio santo
del nuovo popolo di Dio;
Maria è <<la persona più qualificata,
l’espressione più perfetta, la rappresentante più
insigne, la figura più dotata>> della Chiesa;
benedetta fra le donne, per il compito tutto particolare a
lei affidato verso Cristo e tutte la membra del suo
mistico corpo, come pure per la ricchezza di virtù e la
pienezza di grazia, Maria emerge nella stirpe eletta, nel
regale sacerdozio, nella nazione santa che è la Chiesa;
giustamente quindi è invocata come Signora degli uomini e
degli angeli e regina di tutti i santi. La gloria della
Beata Vergine, figlia di Adamo e sorella degli uomini, non
solo fa onore al popolo di Dio, ma nobilitò tutto il
genere umano.
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